NARRAZIONE 1

Il paziente che non ha tempo di fermarsi

Andrea R. ha 39 anni quando entra per la prima volta in ambulatorio con quella fretta tipica di chi considera la visita medica un’interruzione del lavoro. Fa l’agente di commercio. Passa molte ore in auto, pranza dove capita, conosce meglio le aree di servizio che i sentieri vicino casa. Ha due figli piccoli, molte telefonate, appuntamenti distribuiti tra province diverse e una frase che ripete spesso: «Dottore, io sto bene, sono solo stanco». È venuto per un certificato assicurativo e per un dolore cervicale che attribuisce alla guida. Appare nettamente sovrappeso (lui stesso riferisce di essere aumentato di circa 8 chili negli ultimi 2-3 anni), esibisce una vistosa “pancetta”, riferisce di non avere tempo di fare alcun tipo di attività fisica. Accetta (ma non è così contento) il controllo della pressione arteriosa (138/86) e alla domanda su come mangia durante la settimana, Andrea risponde con precisione commerciale: colazione rapida, spesso solo caffè; pranzo “leggero”, cioè panino o focaccia; cena abbondante, perché finalmente torna a casa o si ferma con i clienti. Nei giorni di trasferta lunga beve poca acqua, molti caffè e qualche bibita “per non prenderne troppi”. Il fine settimana prova a compensare seguendo una dieta mediterranea ma senza continuità. “Andrea come sta, in generale?”.
“Stressato, dottore, stressato ma senza particolari problemi… insomma sto bene…”.

E in effetti non ha ancora una diagnosi. Ma la Medicina Generale lavora spesso proprio in questo spazio o meglio in questo tempo: prima che la malattia abbia un nome, quando il rischio è già presente ma non ancora riconosciuto dal paziente. Il primo obiettivo non è prescrivere una dieta perfetta o una tabella per la palestra. È capire quale cambiamento possa entrare nella vita reale di Andrea: una vita fatta di chilometri, appuntamenti, pasti fuori casa e poco tempo per sé.

BOX interattivo 1. Prima di leggere l’articolo.

  • Ti sono mai capitate situazioni cosi? Paziente che entra in ambulatorio per un motivo marginale e con poco tempo a disposizione. Non porta una domanda di salute strutturata e non si percepisce come paziente.
  • Fermati per un momento sulla scena clinica.
  • Qual è, per te, il problema principale di questa visita?
  • Cos’è che fa scattare la necessità di non limitarsi al motivo dell’accesso e allargare il colloquio?
  • Che tipo di approccio sceglieresti con Andrea in questa fase: rassicurante, motivazionale, prescrittivo, esplorativo?
  • Quale obiettivo vorresti raggiungere in questo incontro?
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