Il controllo che deve cambiare passo

NARRAZIONE 1

Il paziente che non ha tempo di fermarsi

Andrea compie 66 anni in un modo molto simile a come aveva attraversato i quaranta e i cinquanta: con l’idea di essere ancora abbastanza in controllo della propria salute. È in pensione da poco, anche se continua a fare qualche consulenza per vecchi clienti. Dice che gli serve “per non fermarsi di colpo”. Guida meno di prima, si muove ancora poco, si è ripromesso più volte di camminare tutti i giorni… per poi rimandare tutto alla primavera successiva: l’inverno, il ginocchio, la stanchezza, le giornate corte. Arriva in ambulatorio con gli esami fatti “per scrupolo”. Li appoggia sulla scrivania e anticipa il giudizio: «Dottore, qualcosa salterà fuori, però io mi sento abbastanza bene».
Il medico apre il referto. La glicemia ha superato la fase dei valori borderline. L’HbA1c entra stabilmente nel range del diabete, il profilo lipidico resta sfavorevole, la pressione misurata in studio è più alta di quanto Andrea riferisca a casa, la funzione renale merita maggiore attenzione. La microalbuminuria, questa volta, va verificata e seguita con metodo. Anche il fundus oculi, richiesto più volte e mai eseguito, torna nella lista delle priorità. Andrea ascolta e fatica a cogliere il cambiamento di fase. «Quindi adesso sono diabetico? Però si può dire che è un diabete leggero?» La domanda è comprensibile. Per anni il problema era stato raccontato come rischio: rischio metabolico, rischio cardiovascolare, rischio di sviluppare diabete. Ora quella condizione ha cambiato nome ed è entrata nella sua cartella clinica come malattia cronica.
Il medico capisce che serve ricostruire con Andrea una nuova rappresentazione del problema. Dire soltanto “deve dimagrire”, “deve camminare”, “deve prendere i farmaci” aggiungerebbe raccomandazioni già sentite. A 66 anni, invece, ogni controllo mancato pesa di più rispetto a dieci anni prima.
Andrea conserva autonomia: esce da solo, guida, segue i nipoti, fa la spesa, organizza le sue giornate. Dentro questa autonomia comincia però a comparire una parola diversa: complicanza. Una complicanza da cercare prima che diventi evidente, da prevenire prima che condizioni negativamente la funzione. Il medico programma quindi un controllo ordinato: pressione domiciliare, funzione renale, albuminuria, fundus oculi, ECG, rivalutazione del profilo lipidico, verifica dell’aderenza, revisione dei farmaci prescritti e di quelli effettivamente assunti. Andrea sorride, con una punta di rassegnazione: «Mi sta mettendo sotto osservazione, dottore». Il medico gli restituisce un’immagine più corretta: sta provando a impedire che la storia proceda per inerzia e peggiori… inesorabilmente!

BOX interattivo 1. Prima di leggere l’articolo.

  • Ti sembra ancora un paziente in prevenzione primaria o è già entrato in una fase di malattia
    cronica strutturata?
  • Quali complicanze cercheresti subito in Andrea?
  • Quale target glicemico considereresti realistico, tenendo conto di età, comorbidità e aderenza?
  • Intensificheresti subito la terapia o partiresti dalla verifica dell’assunzione reale?
  • Quale messaggio useresti per far capire ad Andrea che il diabete ha cambiato fase?