Articolo a cura di:
Claudio Cricelli
Direttore Responsabile
di Practice

EDITORIALE

La vecchiaia e i 19 mancamenti

La vecchiaia arriva con diciannove mancamenti, più la gocciola al naso che fa venti… Così la Fedora, un’anziana saggia ma non rassegnata signora, descriveva il suo ostinato prediligere la poltrona al movimento fisico con una battuta toscana. E aggiungeva che le gambe non la reggevano più perché erano deboli e vecchie, come erano deboli e vecchie le sue ossa. E come era scomoda e difficile da gestire la sua casa. Vecchia e inadeguata come i suoi muscoli e le sue ossa. E priva di confort e di riscaldamento, che era la causa del suo naso gocciolante. L’inevitabilità della debolezza muscolare dell’anziano viene in genere data per scontata, fa parte di quella rassegnazione all’invecchiamento e di un’inspiegabile quanto immotivata rinuncia ad affrontare la catena di cause e soluzioni che fanno parte della presa in carico razionale e scientifica della senescenza.

La senescenza biologica non è infatti solo la causa ma la indesiderata conseguenza del modo rassegnato e trascurato con cui non programmiamo l’invecchiamento, dandolo per scontato, irreversibile ed inevitabile. Abbiamo sotto gli occhi i mille ostacoli che portano all’isolamento sociale, alla difficoltà di vivere abitazioni incongrue, fatte di ostacoli, scale e gradini, angoli bui e micidiali inciampi nei tappeti. L’anziano è la prima vittima di se stesso. Spesso nessuno lo aiuta a programmare l’esercizio fisico che diventa proibitivo quando i muscoli sono ormai atrofici e le articolazioni sono bloccate. Noi e i caregiver sollecitiamo spesso i nostri anziani a muoversi, dimenticando che abbiamo colpevolmente trascurato di aiutarli ad alimentarsi correttamente e a mantenere tono, massa muscolare e salute delle ossa. Omettiamo di vedere la nostra limitatezza di visione quando, entrando nel loro domicilio, ci sfugge la sua evidente inadeguatezza a consentire una vita attiva per chi intravede in ogni ostacolo un pericolo.

Ci occupiamo della prevenzione delle fratture dimenticando spesso che esse sono l’insieme di molte concause. Prima tra tutte la progressiva perdita di massa ossea e muscolare che rende la vita difficile. Difficile il cammino, difficile la spesa, difficile sedersi ed alzarsi da sedie, poltrone e sanitari troppo bassi e scomodi. Manca alla nostra cultura di medici la conoscenza e la competenza dell’intervento globale sull’invecchiamento. Lo trattiamo come capitoli di un libro: osteoporosi, sarcopenia, limitazione funzionale, ipoacusia, cadute e fratture, immunosenescenza… Ci sfugge così la possibilità di intervenire in maniera armonica sulla multicausalità e multidimensionalità di quella perdita di funzioni che noi chiamiamo invecchiamento. I diciannove mancamenti della Fedora erano insieme inevitabili ma fortemente modificabili.

Si può intervenire in modo semplice ma ben coordinato su tutte le dimensioni dell’invecchiare. Practice si occupa oggi di sarcopenia. Ma in realtà, partendo dalla perdita della massa muscolare, la correla e la inserisce in un percorso in cui l’alimentazione e il movimento non sono gli unici attori della lotta per tenere i muscoli tonici e attivi, poiché in realtà senza un intervento ben mirato sulla struttura ergonomica delle abitazioni dei nostri anziani il movimento diventa impossibile. Troppi tappeti, troppe scale, troppi angoli bui, troppe case senza ascensori e con climatizzazione insufficiente, impediscono il movimento e la fruizione dei servizi domestici.

Parlare di sarcopenia è stata, dunque, la chiave di volta per affrontare uno dei problemi più trascurati della presa in carico della persona senescente, riaffermando la necessità che si costruisca una cultura medica moderna, che veda la multidimensionalità della Medicina Generale come una straordinaria e insostituibile opportunità di incidere su giganteschi fenomeni sanitari e sociali come l’invecchiamento della popolazione. Dobbiamo essere consapevoli che il nostro ruolo offre una incredibile serie di opportunità.

Siamo gli unici a poter accedere e conoscere tutte le case degli italiani, a conoscerne i loro pregi e difetti. Conosciamo cosa mangiano e dove vivono, le loro difficoltà economiche, l’incongruenza dei loro servizi. Dobbiamo applicare queste regole anche ai nostri studi, abbattere gli ostacoli, favorire e facilitare l’accesso ai nostri servizi. Questo complesso di opportunità ci rende gli interlocutori primari non solo della salute e della malattia, ma della vita stessa dei nostri concittadini. Questa è la nostra determinante irresistibile, insostituibile e spesso sottovalutata funzione sociale.

Claudio Cricelli

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